Indietro  |
 


Discorso di una donna di Sparta alle Conecuh Guards
Tratto dal libro "History of Conecuh County, Alabama" di Benjamin F. Riley

Le Conecuh Guards vennero organizzate il primo aprile 1861 a Sparta, nella contea di Conecuh dalla quale la compagnia prese il nome. Il 24 aprile la compagnia partì per andare a formare il 4th Alabama Infantry e venir trasferito in Virginia. Il giorno precedente giunse a Sparta una bandiera realizzata da alcune donne tra cui le signore Stearns, Mathews, Jay e Dubose. Durante la presentazione alla compagnia il vessillo fu tenuto da Henry Stearns, ad ogni suo fianco vi erano tre ragazze vestite per rappresentare gli Stati che sino ad allora avevano lasciato l'Unione: Irene Stearns rappresentava il South Carolina, Kate Autrey la Georgia, C. Cary il Mississippi, S. Crosby la Louisiana e a rappresentare l'Alabama Miss Mathews, la quale lesse anche questo discorso alla compagnia schierata di fronte a loro prima di consegnare la bandiera al capitano Bowles:

Signori delle Guardie:-Le nubi che a lungo ci hanno sovrastato, sono infine esplose nella furia della guerra, l'ora è suonata, il vostro Paese vi ha chiamato alle armi, e rispondendo nobilmente alla sua chiamata, vi siete riuniti qui per offrire il vostro addio ai luoghi e ai volti familiari, e ricevere in cambio le nostre parole di incoraggiamento e consolazione. Ammiriamo il vostro valore, amiamo il vostro patriottismo, siamo partecipi del vostro entusiasmo e come segno di condivisione di questi sentimenti ci siamo riuniti oggi per presentarvi questo vessillo consacrato da un migliaio di amorevoli auguri, un migliaio di sincere preghiere. La luce primaverile risplende sulle colline Sudiste, migliaia di fiori prestano la loro fragranza alla brezza, migliaia di uccelli cinguettano canzoni d'amore, gli amici di infanzia, i compagni della vostra giovinezza sono attorno a voi, tutto è pace, e bellezza, e tranquillità. Ma il raggio di sole sulle gaie uniformi e lo scintillante acciaio, mi ricorda che da tutto questo vi dovete allontanare, che dovete scambiare queste vecchie quiete foreste in tutta la loro bellezza primaverile, con lo scompiglio degli accampamenti; le dolci e amorevoli canzoni degli uccelli con il ronzio dei moschetti e il rombo dei cannoni; sorrisi gentili e volti familiari con pallottole fischianti e baionette mortali. Noi non possiamo partecipare a questi pericoli, non potremo condividere con voi la furia della battaglia ne partecipare alle fatiche e alle privazioni della carriera militare, ma anche noi abbiamo la nostra missione. E' nostro dovere fornirvi parole di simpatia e di incoraggiamento, animarvi con il nostro entusiasmo, incoraggiarvi in atti di nobile audacia. Le nostre preghiere potranno assistervi, i nostri sorrisi potranno accogliere il vostro ritorno, e se il fato di qualcuno di voi dovesse essere quello di riempire la tomba di un guerriero, il suo nome sarà conservato con le nostre sincere lacrime e curato per sempre nelle nostre più intime memorie. Come le donne Spartane nei tempi antichi mandarono i loro amati in battaglia domandandogli di tornare solamente adornati d'alloro della vittoria, così noi ora vi mandiamo avanti, per tornare da noi solo quando la nostra terra nativa sarà libera. Io dichiaro di non essere dotata del dono della profezia, ma io sento, io so, che il Sud sarà vittorioso nell'imminente conflitto. Il telegrafo ci ha già portato "grandi notizie dalla Carolina", e le nostre orecchie diedero il benvenuto ai saluti che annunziavano la vittoria. Già un'importante fortezza ha ceduto alle nostre armi, e la Nera Repubblicana bandiera è calata con disonore, prima del fiero vessillo degli Stati Confederati.
Nel momento più intenso dello scontro ha sempre risuonato l'urlo di battaglia sudista; andando allegramente alla battaglia come a una fete champetre. Nessun nemico è ancora riuscito a resistere alla furia dell'acciaio Sudista, e in una causa come quella in cui siamo ora coinvolti, le nostre armate devono dimostrarsi invincibili. Combattendo sul proprio suolo, nella sacra causa della Libertà, in difesa delle loro case e dei cari, e in breve a tutto ciò che è vicino e caro ai cuori degli uomini, loro non conosceranno parole come "fallimento", e la Vittoria sarà loro ancella. La guerra potrà essere lunga, potrà essere sanguinosa, ma non ci potrà che essere un risultato, l'aquila della vittoria si poserà sullo stendardo della nostra giovane Repubblica. Andate, allora, "dove la gloria vi attende", e possa questa bandiera, che nel nome delle donne della contea di Conecuh vi presento oggi, sventolare ovunque come la bianca piuma di Re Enrico di Navarra, in prima linea durante la battaglia.

Indietro